Pochi giorni dopo scrive una lettera ad Amabile. Si nota con piacere che per Giovanni la missione non è avventura, ma azione dello Spirito, di cui in missione si sente la presenza viva. P. Giovanni non dimentica poi la figura-modello della patrona delle missioni morta a 24 anni senza essere mai partita, Teresa di Lisieux. La missione, se bene intendiamo ciò che dice P. Giovanni alla sorella, è soprattutto frutto di “ginocchia” piegate di fronte al padrone della messe e frutto di sacrifici e di fedeltà alla regola di vita e di amore, secondo la spiritualità dell’Istituto di appartenenza ed un forte progetto personale di vita.

Amabile può quindi essere missionaria con lui anche da lontano e può portare molto frutto. Ecco perché la richiesta di preghiera sarà “una costante” delle sue lettere dalla missione:

Carissima sorella, dicendoti che tu mi sei la più vicina, che a te penso spessissimo è la verità. Infatti non vorresti tu scrivermi ogni giorno se la regola te lo permettesse? Ma la regola chiede da voi l’immolazione anche di questi santi atti e voi ne siete contenta; ma la vostra anima, il vostro spirito può essere nell’infinito e in Dio voi potete essere dappertutto, e in forza di questa bella e grande verità che io ti sento tanto vicino; ti sento vicina, perché tu non potendomi scrivere spesso tu mi vuoi essere vicino con la preghiera. Io la sento questa vicinanza; tu immoli il tuo desiderio di venire a me e mi ottieni le più larghe benedizioni dal cielo; in una parola vorrei che ti convincessi che tu mi puoi essere la più vicina e la più utile. Siamo in Dio, siamo vicinissimi. So che spiritualmente fai molto per me e così le tue ottime consorelle, con a capo la tua Rev.ma Superiora, ebbene quanto fate mettete tutto nelle mani della nostra mamma celeste, essendo lei la mia Tesoriera, la mia banchiera, assicurazione e così quando vede che io ho bisogno di qualche cosa mi viene in aiuto e se ciò che possiedo è poco ci metterà del suo. Sono veramente ben cresciuto di peso: sembra che l’Africa sia fatta per me, o meglio, che io sia fatto per l’Africa.

Tuo fratello P. Giovanni s.x.

Baraka 27/3/60