La prima lettera dal Congo ai suoi cari è qualcosa di “incantato”:
“Da sabato non vedo che facce nere, ma vi posso assicurare che non noto niente di strano: mi sembra trovarci qui da tanto tempo, perfino i negretti in tuta nera che va da capo a piè, sembrano una cosa naturale, non impressionano per niente. Però vi è qualcosa che mi dice che non mi trovo più in Europa. Qualcuno penserà al caldo, e può essere, ma non è proprio questo: infatti ora piove e si ha l’impressione di trovarci ai primi di giugno.
Quando non piove il termometro si mantiene sul 28-30 gradi all’ombra, di notte invece bisogna dormire con una coperta: da una parte a poche centinaia di metri abbiamo l’immenso lago del Tanganica, dall’altra si innalzano fino a 3000 m. le montagne: paesaggio meraviglioso a guardarsi ma non così quando bisogna percorrerlo, e bisogna farlo spesso. Ciò che mi parla dell’Africa qui sono l’immensità, la vastità di questi luoghi. Domenica, lunedì, martedì e mercoledì il nostro superiore, P. Catarzi, ci ha portato a visitare qualche posto di missione ove lavorano i nostri sei che ci hanno preceduta un anno fa; ci ha portato con la camionetta Fiat 1100 e ciò nonostante ci volevano, due o tre ore: distanze da un centro di missione all’atro di. 90-100 e più chilometri.

Il giro non è ancora finito, ce ne resta quasi ancora una metà, ma questo giro sarà incominciato lunedì: sarà la piccola porzione affidata ai due padri bianchi, al nostro fratello coadiutore Faccin e a me. Il centro della missione si chiama Baraka e dista, solo 90 Km. da Uvira, anch’essa sul lago Tanganika, a sud di Uvira, in una posizione meravigliosa (dicono), con un territorio però che si estende a sud e a ovest più di 100 km., a Nord 50».
Tutto montagnoso e con poche strade e pessime: a Est per fortuna si estende l’immensità del lago (che mi darà la gioia di visitare le cristianità sulla riva del lago in battello e ad imitare i pesci ogni tanto: a Baraka infatti non ci sono in casa docce o acqua di rubinetto e l’acqua che arriva in casa, arriva attraverso le spalle dei negrotti e non c’è da preoccuparsi di un raffreddore: l’acqua del lago supera i 25°). Da notare che la missione che ci attende non è che agli inizi, e può contare dai 150 ai 200 mila ab., cattolici dai sei ai settemila, mentre i protestanti nella stessa zona contano, tre fiorenti missioni (questi protestanti sono i nemici peggiori).
Per il prossimo anno bisogna porre le basi per altre due nuove missioni: il comune di Cittadella, spero, ci penserà alle campane… La lingua non si presenta difficile, ha qualche parola veneta es. “maiai” non maiali però ma ”uova”: chi sa il veneto va bene come pronuncia, il significato si impara. Altra cosa che mi parla dell’Africa è la miseria della gente: il ventre però lo riempiono: la natura è quanto mai prodiga: frutta d’ogni genere e squisitissima. “Di serpenti e bestie feroci non ne ho viste ancora, forse due ippopotami in un lago: dico forse perché erano lontani e potrei sbagliarmi. La flora è lussureggiantissima; fiori moltissimi e di colori vivacissimi; impera la banana, ma ho visto che coltivano il mais, la manioca, moltissimi fagioli e perfino la zucca, vi è la coltivazione del caffè, del cotone e della canna da zucchero: sembra che i negri siano ricchi ma vi sono anche degli europei e non sono pochi e fanno la parte del leone.
Ma ora devo terminare sia per lasciare qualche cosa anche per la prossima volta e sia perché tra qualche minuto devo iniziare la prima lezione di Swahili. Il viaggio da Roma a Usumbura (40 km. da qui) è stato meraviglioso, non però senza un po’ di paura sul Mediterraneo quando l’aereo ha incontrato e attraversato un temporale, la paura però è stata mia e di qualche altro che viaggiava per la prima volta, il cosiddetto mal d’aereo non mi ha mai dato nessuna noia. Nella speranza che molti siano coloro che vorranno battere la mia strada, saluto tutti”.
Lettera del 10 Dicembre 1959 da Uvira

Uvira, dicembre 1959 i nuovi arrivati dal1’Italia, passeggiano tra le palme del viale principale della cittadina, in compagnia di P. Danilo Catarzi, P. Giuseppe Viotti e P. A1do Vagni.